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Racconto di fantasia – Betty, Alice e il boss


1. Introduzione.

Elisabetta aveva fatto parecchia strada da quando era stata forzata in ogni buco dal suo collega di università nero, e da quando poi era stata cacciata di casa da suo padre, traumatizzato dalla scoperta di avere una figlia così depravata.
Alice, dal canto suo, aveva seguito degnamente le orme della sua ex compagna di scuola, e quando la famiglia aveva scoperto che il lavoro da cameriera al pub era solo una “copertura”, era stata costretta anche lei a fuggire da un perbenismo ipocrita.

Comunque, le due si erano fatte valere: non erano più le ragazzine sprovvedute di poco tempo prima, e da brutti anatroccoli erano diventati dei splendidi cigni, acclamati da uomini e donne che si entusiasmavano per i loro corpi esibiti senza veli.
Insomma, Elisabetta aveva gettato alle ortiche il camice da futuro medico, e insieme stavano facendo la loro fortuna…
E, naturalmente, quella dello zio Luca: infatti, da quando le due ragazze erano state reclutate – o sarebbe meglio dire ricattate – da lui, avevano preso ad esibirsi stabilmente al “Olimpo” ed erano diventate la cifra “piccante” del pub; non c’era sera che non ci fosse il pienone, ed il locale si era trasferito in una zona più centrale e scic della città.

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Lo zio, allora, pensò che quella sfida era stata vinta un pò da tutti, e che il ricatto potesse trasformarsi in una proficua collaborazione.
Le chiamò nel suo studio, e le disse:
– “Ragazze mie, non vi nascondo che quando ho cominciato a ricattare Betty era solo per un mio sfizio ai danni di mio fratello, ma con il passare del tempo ho visto che voi due avevate delle qualità innate… Tuo padre, Betty, ha potuto fare ben poco per frenarti… E te, Alice, da timida e riservata, sei diventata incontenibile, richiestissima, credimi! Anche più di Elisabetta… Che volete che vi dica? Se siamo arrivati a questo punto, è soprattutto merito vostro… Direi quasi, totalmente merito vostro… Dirvi grazie sarebbe poco… Perciò, vi voglio fare una proposta: un contratto a tempo indeterminato…”.

Alice ed Elisabetta si guardarono incredule: ma come era possibile? Si sentivano ancora come delle schiave sessuali, delle puttane da bordello, dove chi voleva divertirsi con loro bastava che pagasse… Come era possibile che lo zio Luca improvvisamente le restituisse in un certo senso la liberta?
Fu la nipotina a prendere la parola:
– “Zio, ma stai dicendo sul serio? Sarebbe un sogno…”, disse Betty.
Ma Alice, la interruppe e si ribellò:
– “Stai scherzando, vero, Betty? Ti accontenti di poco… Sarò pure richiestissima, però sempre puttane siamo… Era questo che volevi facendo l’università? Io ho bisogno di lavorare, ma dignitosamente”.
Allora Elisabetta, incurante della presenza di Luca, la prese per un braccio e la strattonò in sala grande, dove una donna sulla cinquantina, con un grembiule, stava inginocchiata a lavare il pavimento…
Poi, guardò Alice con rabbia e le chiese:
– “Vuoi davvero finire così? Con le mani nell’acqua fredda in pieno inverno? Beh, io voglio giocarmi le mie carte, e i mezzi non ci mancano… Tu fai come vuoi, io firmo il contratto…”.
– “Ma così ci stiamo mettendo le catene ai polsi, non lo capisci?”, provò per l’ultima volta a ribellarsi la ragazza.
Elisabetta, non le rispose nemmeno, e risoluta stava tornando nello studio dello zio; quando si trovò sulla porta, Alice le urlò:
– “E va bene!, facciamo questa follia… Aspettami…”.

Rientrarono entrambe, e finalmente firmarono il contratto.
Luca era al settimo cielo, tanto che le disse:
– “La cifra, mettetela voi!”.

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Quello “scatto di anzianità”, comportava un camerino ciascuna (che però rifiutarono, perché così si sarebbero sentite più sole), una estetista-truccatrice personale, e un fotografo che ne avrebbe curato l’immagine…

Luca si mosse immediatamente, e per festeggiare questa “promozione” decise di organizzare, per il sabato successivo, un evento epocale, tutto dedicato a Betty e Alice, uno spettacolo mai visto prima, reclamizzato in tutta la regione con manifesti a tappeto, al fine di presentare le nuove stelline…

2. La presentazione.

Quella sera, il pubblico era composto da selezionati frequentatori abituali di Club Privè, e mischiati tra loro c’erano anche impresari e pornostar e porno attori famosi che volevano conoscere dal vivo quelle ragazzine alle prime armi di cui si stava parlando molto bene…
Al centro della sala erano state approntare due pedane basse, e tutte intorno erano disposte le sedie degli spettatori, di modo che da qualunque angolo si potesse avere una perfetta visuale.
A un segnale prestabilito, un rullo di tamburi segnò l’inizio dello spettacolo, e Luca – prendendo il microfono – da vero showman introdusse la serata e chiamò la prima ragazza:
– “Signori, benvenuti all’Olimpo Pub… Stasera, abbiamo il piacere di offrirvi uno spettacolo mai visto prima, le nuove stelline del porno, le “ragazze terribili”, le “gemelle dell’Eros”… Sono qui per voi, e per soddisfare ogni vostro desiderio Betty Love e Red Girl! Ed ecco a voi la prima… Betty Love!”.

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Il rullo di tamburi riprese più forte di prima, e un potente fascio di luce andò a “prendere” l’entrata da cui si scorse Elisabetta, o meglio Betty Love, come l’aveva ribattezzata il suo zio-manager.
La ragazza, avanzò lungo un tappeto di luci ancheggiando e gettando sguardi sensuali a destra e a sinistra, sempre seguita dal faro ed accompagnata da un applauso interminabile, che finì per sovrastare il rullo dei tamburi.
La giovane, era fasciata da una raffinata vestaglia corta di seta, chiusa in vita da una cintura di diamanti che ne esaltava i bei fianchi larghi.
Non appena fu giunta in pedana, si avvicinò alle sue spalle un giovane inserviente, che prese la veste per le spalle, e quando Betty Love si slacciò la cintura gliela sfilò dolcemente, come il “secondo” di un pugile sul ring che sta per iniziare il combattimento.
E in effetti le sue movenze ricordavano proprio quelle di un atleta… Girò lentamente intorno alla pedana, dando a tutti modo di contemplare la sua bellezza. Le luci, poi, fecero il resto: proiettate sul suo corpo nudo che era stato unto in precedenza con dell’olio idratante, la fecero apparire ancora più sensuale…
Luca, prese di nuovo la parola:
– “Guardate, signori… Ammirate ogni dettaglio, un corpo perfetto… Senza bisogno del chirurgo, né di diete mortificanti… Una starlette chubby, con le curve al posto giusto… Guardate, non vale il prezzo del biglietto solo a guardarla?”.

Betty stava vivendo una nuova sensazione… Mai, fino ad allora il suo corpo era stato proposto particolare dopo particolare… Si sentiva come una schiava d’altri tempi, tutti quegli occhi addosso, che la indagavano ossessivamente, indugiando sulla sua intimità, su quelle poche imperfezioni che quella sera erano valutate come dei punti di forza.
Infatti, quello che più colpiva in lei era la sua normalità, da “ragazza della porta accanto”… Con la sua figura minuta – 1 metro e 65 centimetri per 60 kg – che emanava un afrodisiaco odore di femmina, due occhi vivaci, una terza misura di tette e una passerina completamente rasata, Betty era riuscita a sfondare nel mondo della pornografia…

Luca, che da par sua era vestito con un elegante smoking e un farfallino nero, si calò alla perfezione nel ruolo del battitore d’asta. Disse:
– “Signori, stasera vendo al miglior offerente la mia stellina Betty Love… Mi raccomando, siate generosi… Osservate attentamente che pelle, sembra velluto di primissima qualità… E le tette? È un piacere notare come stanno su… Chi se la aggiudicherà, farà un vero affare… Potrà possederla qui, davanti a tutti noi, secondo la posizione che preferirà…”.

Si aprì così l’asta, gli spettatori cominciarono ad agitarsi e a fare le loro offerte, e infine Betty Love fu battuta per 37.500 euro…
Se la aggiudicò un uomo piuttosto sovrappeso, con piglio freddo e un colorito scuro, certamente un orientale…
Si avvicinò alla sua “vincita”, e in quel momento tutti poterono vedere che lei si era bagnata dall’eccitazione…

Senza dire niente, l’uomo la prese per una mano, la sbattè contro il muro più vicino, le allargò le gambe e – dopo essersi totalmente svestito dei suoi abiti – la penetrò con decisione nell’ano… Betty provò un forte dolore, poiché aveva un membro molto largo, ma lei non disse nulla: d’altra parte, era il suo lavoro, e per quello veniva stipendiata…
Era assai dotato, e alla ragazza sembrò di avere dentro di sé una palo d’acciaio… Le dava dei grandi colpi di reni, e alla fine scaricò tutto il contenuto dei suoi testicoli dentro il suo intestino…
Betty ebbe anche lei un ampio orgasmo, e a quel punto quell’uomo, appagato, se ne tornò a sedere con l’uccello esausto tra le gambe…

Allora la ragazza – con lo sperma che le colava dalle natiche giù per le gambe e fino alle caviglie – fu aiutata a rivestire la sua vestaglia, e le venne portata una sedia su cui accomodarsi a riposare.

Nella sala si fece di nuovo buio, e il faro tornò ad illuminare la porticina da cui era uscita prima Betty…
Nuovo impetuoso rullo di tamburi, e ancora una volta Luca tornò a arringare la folla:
– “Grazie Betty Love, sei stata davvero meravigliosa… Ma questo è il momento di” Red Girl”, l’altro nostro regalo per voi, signori e signore… Una peperina di fuoco, proprio come i suoi capelli… Vedrete, anche lei non vi deluderà…”.

La rossa, non indossava una vestaglia come l’amica, ma un semplice mantello argentato, tutto lustrini, poggiato sulle spalle e annodato al collo…
Avanzò, accompagnata solo dal fascio luminoso, e quando fu sulla sua pedana si slacciò il manto che cadde subito a terra.
Platealmente, apri le braccia in croce, come a dire: “eccomi, sono questa, e sono qui per appagare le vostre voglie…”.
Poi, iniziò ad esibirsi in quello che sapeva fare meglio, ancheggiò mettendo in mostra due cosce da capogiro, e con quel movimento prese ad ondeggiare anche il suo seno da sballo, una quarta misura fiabesca, con su dei capezzoli chiari e carnosi, da far resuscitare i morti…
Si voltò, e offrì agli spettatori anche un culo grosso, non scolpito ma decisamente ben fatto, con sopra due fianchi stupendi, che strapparono una esclamazione di meraviglia da parte di tutti…
Con fare da ballerina classica, tornò faccia a faccia con il pubblico, il quale poté ammirare pure un cuore rosso tatuato sul bel pube, gonfio e perfettamente depilato.
Per un certo aspetto Red Girl, 1 metro e 55 di voglia di vivere, era ancora più bella e intrigante di Betty… La surclassava alla grande, tanto che non ci fu bisogno di stimoli esterni per convincere i presenti a vivacizzare l’asta, e Luca si contentò di annotare le singole offerte, che raggiunsero cifre vertiginose tanto era grande la voglia di “possedere” quella splendida femmina.
Alla fine, la ragazza fu aggiudicata per 178.000 euro, uno sproposito che però era assolutamente motivato…

Nonostante le tante volte che fino ad allora si era concessa a uomini di varie pretese, Alice aveva ancora la fessurina abbastanza stretta, certamente elastica, e assai appetibile…

Il maschio che aveva deciso di investire una fortuna per pochi minuti di piacere, era un uomo robusto, di statura media, spalle grandi e collo taurino. Si presentò già a torso nudo, e sotto indossava solamente un paio di pantaloni neri, molto raffinati…
Un folto strato di peli gli copriva il torace e scendeva giù fino a sotto il ventre… Red Girl immaginò che quella foresta proseguisse anche intorno al cazzo, e senti un calore particolare propagarsi tra le sue cosce.
– “Coraggio, avvicinati, e comportati da vera femmina”, le disse l’uomo.
Alice fece il suo dovere, gli leccò i capezzoli, e poi scese dandogli dei baci fino ad arrivare alla cintola.
Si notava anche un’evidente erezione che gonfiò i pantaloni, in modo tale da rendere evidente il fatto che sotto non aveva le mutande.
Senza alcuna esitazione, gli sfilò i pantaloni, e da una spessa selva di peli spiccò un cazzo dalle dimensioni mai viste tra i maschi che lei aveva frequentato fino a quel momento.
Alice rimase muta dall’emozione, e lui se ne rese conto… Si mise a ridere, e le disse:
– “Ti piace, eh, porcellina?, è abbastanza grosso per te? Allora, comincia a darti da fare…”.
Quel cazzo era veramente massiccio, e lei vi fece scendere la mano lungo l’asta fino alle palle… Lo prese in bocca e si mise a succhiarlo per bene…
Poi lui afferrò una seggiola e si sedette, e lei riprese come niente fosse il suo “lavoretto”, mentre quel maschio spingeva forsennatamente sempre più giù, fino ad arrivarle in gola…
A un certo punto, un’ondata di sborra calda e cremosa, una sborrata mai vista, potenti schizzi colpirono la bocca e la faccia di Alice…
Finita i caldi getti, l’uomo le disse:
– “Che troietta che sei…”, e dopo essersi rimesso i pantaloni riguadagnò il suo posto in fondo alla sala.
Red Girl restò un momento sorpresa, visto come si erano messe le cose si aspettava che quell’uomo così rozzo pretendesse molto di più, ma invece i suoi “buchetti più importanti” furono risparmiati da quella furia…

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Il solito aiutante restituì alla giovane starlette il suo mantello… Betty Love la raggiunse sul podio, ed insieme – con un profondo inchino – salutarono il pubblico e scomparvero dalla porta da cui erano entrate…

Tornarono nel loro camerino a ripulirsi, ma nel frattempo nel locale stava per accadere un fatto inatteso…

3. Le ragazze spiccano il volo.

Anche quella sera il locale di Luca aveva fatto il “tutto esaurito”, con l’asta delle due fanciulle aveva incamerato un bel po’ di soldi e tutto si stava avviando ad una tranquilla conclusione quando lo zio – che stava sorseggiando un whisky al banco del bar – si sentì trattenere la mano.

Si voltò nella direzione in cui era stato bloccato, e vide un uomo di mezza età, robusto, elegante ma non troppo, con occhiali scuri, un sigaro in bocca e un cappello in mano…
Luca rimase interdetto, non lo aveva mai visto prima lì dentro…
Stava per aprire bocca quando l’uomo che gli si era parato innanzi gli disse:
– “Complimenti per il locale, signor Luca, e complimenti per il personale! Soprattutto quelle due ragazzine… Peccato che non possano essere valorizzate come meriterebbero…”.
Luca sentiva qualcosa di strano nell’aria, quell’uomo non era uno sbruffone come tanti altri, aveva un non so che di… Gli sfuggiva il termine giusto per inquadrarlo…
Ma chiunque fosse, lui non avrebbe permesso a nessuno di mettere le mani su Betty e Alice. Perciò, gli rispose:
– “Lasci stare le ragazze, che so io come gestirle… Pensi a fare lo spettatore, se le è piaciuto lo show torni pure, se no vada altrove…”.
E si stava voltando verso l’orchestra quando quell’uomo misterioso gli mise una mano sulla spalla… Gli stava quasi facendo male, ma si trattenne e gli sussurrò:
– “Scusate se non mi sono presentato… È colpa mia… Sono l’assistente di don Carmine Altieri… Mi capite ora? Il mio capo ha visto lo spettacolo, e gradirebbe avere un incontro privato con Betty Love e Red Girl… Tutto qua… Pensi sia possibile?”.

Luca, al fare quel nome si sentì come tramortito… Don Carmine era un boss della malavita locale famoso per la sua ferocia, era spietato e sanguinario con chi non si piegava ai suoi capricci più spiccioli, e amava le ragazze giovani…
Molti negozianti che non si erano piegati a lui, avevano fatto una brutta fine,e lui certamente non voleva andare ad allungare quella macabra lista.
D’altronde, proprio non se la sentiva di buttare a mare quelle due malcapitate, che oltretutto per lui erano due “galline dalle uova d’oro”…
Cercò quindi di farlo tornare sui suoi passi, screditandole:
– “Quelle puttanelle ne hanno presi talmente tanti che chissà quali malattie hanno in corpo… Don Carmine non vorrà mica rischiare per una chiavata?”.
Ma l’altro, che non era stupido e si stava seccando per quello che gli sembrò un diniego, tagliò corto:
– “Luca, non siamo dei ragazzini… Quelle due, sono carne pregiata di prima qualità, e don Carmine le vuole incontrare assolutamente… Non vorrai mica che succeda qualcosa alla tua famiglia o al tuo bel locale? Su, basta così poco… Il mio capo è in auto che aspetta una mia risposta…”.
A quel punto, Luca capì che non c’era più niente da fare, e decise di abbandonarle al loro destino.
Disse quindi al suo interlocutore:
– “E va bene… Ma potevi dirmi subito che don Carmine è qui fuori… Fallo accomodare nel mio ufficio… Io, intanto, vado a chiamare le ragazze!”.

Luca aveva il cuore a pezzi… Poteva sembrare cinico, ma teneva tanto alla nipote e quell’altra ragazza gli era entrata dentro… Potevano essere sue figlie…
Fece un respiro profondo, poi si diresse a passo veloce verso il camerino dove Betty e Alice si stavano rivestendo. Bussò alla porta, ed entrò. Le fissò in volto entrambe, poi si sedette e cominciò a parlare:
– “Ragazze, non avrei mai voluto essere qui adesso a chiedervi quello che sto per domandarvi… Credetemi, per me siete come figlie, e vi ho difese fino all’ultimo… Ma a certa gente non si può dire di no…”.
Cercò di prendere fiato, o piuttosto coraggio per andare avanti a spiegare meglio, quando Betty – preoccupata da quelle parole ed anche da quell’espressione di terrore che gli leggeva negli occhi – gli chiese:
– “Zio, ma che sta succedendo? Non ti senti bene?”.
E lui:
– “Tranquilla, Betty, non è di me che si tratta… Stasera, mentre voi eravate già qui, è venuto al locale uno scagnozzo di don Carmine Altieri… Voi non lo conoscete, o meglio non ancora, per vostra fortuna, ma è un assassino, e nessuno può dire di no alle sue richieste… Per salvare il locale gli sto pagando il pizzo, e ora ha alzato il prezzo… Ha il vizietto di accompagnarsi con ragazzine giovani, e adesso vuole incontrarvi…”.
Le due si guardarono tra di loro, e nervosamente cercarono le loro mani, si abbracciarono, e quindi Alice gli domando:
– “Va bene, se vuole solo incontrarci, che sarà mai? Noi non siamo ricattabili, non abbiamo niente, se ci sarai anche tu…”.
Guardò Betty, la quale terminò:
– “Per noi non c’è problema… Ti siamo riconoscenti per tutto quello che hai fatto per noi… E vogliamo aiutarti!”.

4. L’incontro della vita.

Ottenuto con riluttanza il consenso di Elisabetta e Alice, Luca si ripromise di fare in modo che le ragazze si presentassero al boss nel miglior modo possibile, da vere stelline del porno, nella speranza di ingraziarselo e di preparare il terreno affinché le trattasse almeno con rispetto.
Le fece dare le migliori vestaglie di scena, e le fece fare un bagno in idromassaggio, profumando la loro pelle con costosi unguenti.
Nonostante ciò, sembrava la preparazione di due agnelli sacrificali, in un clima di grande malinconia e di rassegnazione…

Quando tutto fu sistemato, Luca diede un’ultima controllata alle sue protette, e prima di uscire per l’ultima volta da quella stanza le disse:
– “Su, un pò di allegria… E ricordatevi, che io ci sarò sempre per voi… Basta che mi chiamate e io arrivo… Vi torcessero solo un capello, e faranno i conti con me, al diavolo il malavitoso!”.

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Arrivarono nel suo ufficio, dove trovarono – seduto nella comoda poltrona in pelle dietro la scrivania – un uomo sui 40 anni, vestito in maniera raffinata, abbastanza alto ma non troppo, capelli corti e un’espressione arrogante…
Betty e Alice, imbronciate, accennarono a un vago saluto, forse intimidite da quell’uomo, o forse perché si sentivano in imbarazzo…
Anche Luca entrò nello studio, e si andò a sedere su una seggiola di legno tutta sgangherata… Poi, rivolgendosi con deferenza al boss, gli disse:
– “Ecco quanto hai chiesto…”.
Gliele presentò indicandole l’una dopo l’altra.

Le ragazze stavano in piedi davanti allo scrittoio, ad occhi bassi… Avevano le gambe scoperte, e sopra i due lati sovrapposti delle vestaglie non erano sufficienti a coprire adeguatamente le forme delle mammelle.
Don Carmine, allora, si alzò lentamente, e con le quattro dita delle due mani rivolte verso l’alto andò a sollevare il viso delle fanciulle… Gli sorrise, e le rassicurò:
– “Coraggio, non sono mica il lupo cattivo! Non so cosa vi abbia detto di me Luca, ma sono qui per proporvi un affare… A me piace che i miei dipendenti si divertano nel lavoro, e se farete come mi chiedo vedrete che saprò essere molto riconoscente… Oltretutto, non mi pare conveniente che due bocconcini come voi se ne stiano in questa foglia di locale… Scusa, Luca, eh, ma è proprio così, buio, freddo… Io, invece, vi prometto ogni comfort… E in più, compenserò il vostro disturbo con 5.000 euro al mese… Un bello stipendio, no? E tutto questo solo per divertirvi… Cosa che ho visto sapete fare, e molto bene!”.
Poi le chiese:
– “Come vi chiamate? Intendo i nomi veri, non quelli d’arte…”.
E le ragazze gli dissero:
– “Elisabetta”;
– “Alice”.
– “Bene, bene, Alice ed Elisabetta… Siete davvero graziose… Però, tu, Alice, sei davvero uno schianto di femmina… Non ti nascondo che, prima, mentre ti esibivi… Con i tuoi fianchi larghi, le cosce e il culo bello grosso… E che tette! Non farmici pensare che se no il pacco mi si gonfia e poi tu dovresti provvedere…”, le dichiarò ammiccante e facendogli l’occhiolino.
Luca capì subito che il boss aveva già gatto la sua scelta, e allora cercò di sostenere la nipotina:
– “Don Carmine, però anche Elisabetta ha i suoi numeri…”.
E il malavitoso:
– “Si, si… certo… Ma io conosco bene i gusti dei miei amici… E anche i miei!!!”, e si mise a ridere…
Poi riprese:
– “Ora, però, voglio vedere bene la merce che sto acquistando… Su, toglietevi tutto, e lasciatemi giudicare”.
Si sedette di nuovo, pronto a gustarsi lo spettacolo…
Betty e Alice obbedirono, si liberarono di quell’unico capo che nascondeva i loro corpi così conturbanti…
Don Carmine cominciò ad assaporare e a succhiare i capezzoli rosati della sua preferita, e allo stesso tempo gli infilò due dita nella fessura tra le cosce che trovò già abbondantemente fradicia di piacere; lei, prese ad ansimare, e – quasi incoscientemente – socchiuse gli occhi e si lasciò sfuggire:
– “Siii… proprio cosii… Oh, mi fai godereee, spingi, spingi tutto dentro, più che puoi…”.
Lui, si sentì “autorizzato” a proseguire, a testare le capacità recettive della ragazzina… La fece voltare di schiena, le baciò le grosse chiappe sode piegandola leggermente a 90 gradi, e percepì immediatamente tutto il sapore della sua pelle. Saggiò il suo ben definito orifizio anale, sfiorandolo con la punta della lingua.
Alice si lasciò nuovamente andare:
– “Siii… ooh… godo… godooooo…”.
Quel maiale, la rigirò ancora, scese in prossimità dell’ingresso del suo “paradiso” e stuzzicò brevemente il clitoride con le dita e con la lingua: avvertì quel tripudio di sapori forti e al tempo stesso irresistibili che rischiavano di farlo esplodere in un orgasmo…
Pur non avendo mai preso l’iniziativa, Alice era riuscita a portarlo a un punto tale di eccitazione che l’uomo decise improvvisamente di fermarsi.

Era il turno di Elisabetta… Certo, dopo Alice, la “voglia” di don Carmine era rapidamente scemata, ma non si tirò certamente indietro, e prese ad esplorarla e stimolarla per verificare di persona lo stato di quell’altra femmina…
Con lei, prese ad afferrarle le tette – più piccole rispetto a quelle dell’amica – con le mani e a baciarle golosamente il collo.
Betty sentiva che quell’uomo la considerava semplicemente la “”spalla di Alice, e così fece una cosa che nessuno in quello studio si aspettava: visto che sul tavolo c’era una tazzina con dentro un fondo di caffè, la prese e vi inzuppò la punta del cazzo di don Carmine. Poi, con la lingua cominciò a leccarlo, succhiando via tutto il caffè, lo strinse tra le sue labbra e cominciò a mordicchiarlo.
Quell’uccello era veramente grosso, e le riempiva tutta la bocca, arrivandole fino in gola, ma volle dimostrare di che pasta era fatta…
Il malavitoso, però, non amava subire, perciò le disse:
– “Ehi, puttanella, ho visto che di bocca sei grande, ma adesso tocca a me divertirmi…”.
Si sfilò da quella bocca calda e vorace, e spinse la sua faccia nelle fica, leccandola e gustandosi – mentre lei urlava e ansimava di brutto – tutto il frutto della sua eccitazione.
Quando Betty fu al culmine massimo della sua soddisfazione, don Carmine la penetrò con violenza, facendosi strada dentro di lei, sempre più giù, fino a martellarle incessantemente il collo dell’utero.
Si esplorarono intimamente, e quando il ritmo aumentò il boss esplose in un imprevisto orgasmo.
Rimasero entrambi fermi in quella posizione per interminabili istanti, guardandosi negli occhi… Poi, lui si staccò da lei e si rimise a sedere per riprendere le forze…
Nel mentre, vedendo che Elisabetta era rimasta con gli occhi sbarrati dalla paura, le domandò:
– “Qualche problema, piccola?”.
E lei:
– “Non ho preso la pillola… speriamo bene!”.
Don Carmine non rispose nulla, ma anzi fece spallucce di insofferenza.
Piuttosto, una volta tornato lucido dallo sforzo, si felicitò con Elisabetta e Alice, e gli disse:
– “Siete delle vere macchine da sesso… Instancabili… D’altronde, alla vostra età… Facciamo così: domani vi presenterete alla mia villa di Genova Nervi, dove darò una festa con molti uomini d’onore… Sapete, si impegnano molto, lavorano per me giorno e notte, e io voglio fargli una sorpresa che certamente gradiranno… Hanno tante virtù, e tra queste quella che gli piacciono le ragazzine tenere come voi…”.
Lo disse, e gli si disegnò sulle labbra un leggero ghigno di perversione…
Poi riprese, per aggiungere:
– “Per questo vi ho volute provare di persona… Allora, che mi dite? Facciamo questo affare? Quanto a te, Luca, non mi dimenticherò della tua nobiltà d’animo…”.

Calò un silenzio irreale e denso di attesa nell’ufficio, finché Betty – timidamente e toccandosi tra le gambe ancora bagnate, a ricordarsi quei fantastici momenti di pochi minuti prima – prese la parola:
-” Zio, per me va bene… Mi spiace lasciarti, ma queste occasioni sono da prendere al volo…”.
Don Carmine passò con lo sguardo dalla ragazza all’uomo maturo, e perplesso domandò:
– “Luca, ma… È tua nipote davvero? Non mi avevi mai detto niente! Comunque, ti perdono, visto l’esito della trattativa…”.

Poi, si volse verso la sua prediletta… Era soprattutto lei che desiderava e che lo faceva stare sulle spine… Infatti, la fanciulla tentennava nervosamente… Non voleva fare uno sgarbo a quel potente malavitoso, ma d’altra parte il salto nel buio che le aspettava non era cosa da poco… Taceva, perché non sapeva che decisione prendere…
Così, don Carmine la chiamò a se, la fece sedere ancora nuda sulle sue ginocchia in modo che sentisse il suo cazzo duro (anch’esso ancora nudo) a contatto con i suoi glutei, e le domandò:
– “Alice, cosa c’è che non va? L’offerta economica non ti pare sufficiente? Vedrai che in casa mia sarai trattata come una regina, nessuno pretenderà cose che tu non vorrai fare, perché sarai il mio patrimonio più importante… Ti sarai accorta che ho sempre apprezzato le tue grazie più di quelle della tua amica… Giocare con i miei amici non vorrà dire essere carne da macello… Ti prometto che ti troverai bene… Allora che dici?”.
La ragazza, realmente non sapeva cosa dire e cosa fare, si sentiva più confusa che mai, ma alla fine cedette e acconsentì a passare nella “scuderia” di don Carmine…

5. La prova.

Se l’accordo con le due ragazze era ormai cosa fatta, non altrettanto poteva dirsi per quanto riguardava l’accertamento delle loro qualità “estreme”…
Gli amici di don Carmine, infatti, erano dei fini specialisti in materia sessuale, ed amavano si le ragazzine ma soprattutto quelle che sapevano squirtare, e anche parecchio…
Perciò, il malavitoso diede voce al suo assistente, il quale portò nella stanza uno strano aggeggio e una sedia ginecologica, lo installò, e solo a quel punto il capo si rivolse a Betty e Alice, e gli chiese:
– “Sapete cos’è questa, vero?”.
Betty, che era la più smaliziata delle due, rispose subito, con gli occhi che le brillavano alla sola idea di dovercisi cimentare:
– “Certo, una fucking machine!”.
Alice, invece, era la prima volta che vedeva una diavoleria simile, e rimase imbambolata…
Con fare paterno, allora, il boss la tranquillizzò:
– “Non ti preoccupare, Elisabetta si sottoporrà per prima a questa prova, e tu vedrai come funziona, non è difficile… E tu, Luca, condurrai il test”.

Presero dunque Betty e la bendarono, poi la sistemarono su quella particolare sedia ginecologica – in modo che avesse la zona ano-vaginale sollevata e ben riconoscibile, e con le gambe allargate – e la immobilizzarono ai polsi e alle caviglie per impedirgli di muoversi e far sì in questo modo che godesse di più.
Intanto Alice era sempre più perplessa, impaurita ma anche incuriosita al vedere cosa stavano facendo alla sua ex compagna.
Nella stanza, c’era anche una cassettina metallica da cui uscivano dei fili, e attaccati a delle aste dei cazzi di silicone di varie forme e dimensioni, che spruzzarono con un po’ di gel lubrificante per fare in modo che scivolassero meglio.
Betty poteva sentire bene voci e rumori, e don Carmine la avvisò di quello che stavano per farle:
– “Ora ti inserirò un dildo nella patatina… Cominceremo con una velocità ridotta, per poi aumentare man mano che i tuoi succhi miglioreranno la lubrificazione…”.
Il malavitoso accese la macchina, e Luca prese in mano il telecomando.
Impostò il primo livello, e la macchina cominciò a pomparla dentro come un toro impazzito.
Quel membro finto era davvero di ragguardevoli dimensioni, ed Elisabetta si sentì già così squartata.
Il boss, osservava con attenzione le sue reazioni, e vedendo che cominciava a provare piacere, sussurrò tra se e se:
– “Guarda, guarda che cagnetta… Ha delle grandi labbra molto reattive, guarda come hanno risucchiato quel cazzo… Per niente slabbrate ma molto cedevoli… Pensa quando riceverà quel palo di carne nero di Anwar come si contorcerà tutta…”.
Notò anche una smorfia sul volto di Betty, e i suoi capezzoli erano diventati d’acciaio e cominciavano a farle male… Così ordinò a Luca:
– “Sali di frequenza!”.
Lo stantuffo prese a entrare e uscire dalla vagina di Betty vorticosamente, e lei si lasciò uscire un:
– “Ahh si, che bello, molto più piacevole di un vero maschio… Questo coso qua non si stanca mai!”.
Le sottili piccole labbra si stavano arrossando, ma la ragazza non se ne accorse, e iniziò a provare un piacere indescrivibile… Il fallo di silicone – che nel frattempo Luca aveva sostituito con uno più grosso – stava diventando sempre più lucido, imperlato di minuscole goccioline viscose dei suoi umori…
Il boss osservò quello spettacolo della natura, e tornò a immergersi nelle sue considerazioni a voce alta:
– “Sei una favola di maialina, con me ti sazierai davvero…”.
Intanto la macchina stava andando a meraviglia, e Betty era quasi sul punto di “morire”, di svenire dall’intensità del piacere che stava provando… La frequenza aveva raggiunto i 100 inserimenti al minuto, e lei cominciò a mugolare:
– “Uhmm… Siii… Ancoraa.. Più forteee…”.
Don Carmine guardò Luca, e con un cenno di intesa gli chiese di portare la velocità al massimo… Elisabetta era vicina a godere…
Si vedeva il clitoride che si era gonfiato come un piccolo grande cazzo e svettava al di sopra del fallo di silicone che stava continuando a massacrarla piacevolmente…
Betty era allo stremo, e infatti di lì a pochi minuti si irrigidì… Qualcosa stava succedendo all’interno della sua fica, e improvvisamente uno schizzo come d’acqua uscì da lei come se fosse stato sparato, e la giovane si “perse” in uno squirting da manuale…
Non riuscì nemmeno a gridare quanto fu intenso il suo piacere… Era stravolta, con il cuore che le stava esplodendo nel petto… Se non fosse stata così giovane, si poteva credere che avrebbe rischiato un infarto…
Chi invece gridò per la contentezza dello spettacolo a cui aveva assistito fu Don Carmine:
– “Ma questa non è una donna, è una macchina lei stessa!!! I miei ospiti resteranno a bocca aperta…”.
E a proposito di bocca aperta, non riuscì a trattenersi, e corse tra le cosce di lei a leccare fino all’ultima goccia di quel liquido salato ma tanto gustoso…

Ripulita per bene tutta la vagina di Elisabetta, il boss non vedeva l’ora di mettere alla prova Alice, da cui si aspettava davvero tanto. Molto di più che Elisabetta… Era la sua prediletta, fisicamente perfetta, e se avesse superato positivamente anche quella prova, chissà che non ne avrebbe fatto la sua donna, visto che a 40 anni era ancora uno scapolo impenitente…
Ma Alice – che aveva assistito spaventata allo squirting di Betty – era terrorizzata al pensiero che anche il suo corpo, sollecitato in quel modo, avrebbe reagito in quella maniera… Non voleva stendersi sulla sedia ginecologica, e anche questa volta il boss dovette sudare le proverbiali sette camicie per convincerla…
Alla fine, si distese lì dove era stata la sua amica, e Luca – accarezzandole le tette per prepararla con uno stato di eccitazione decente – procedette a bendarla e legarla.
L’uomo era pronto con il telecomando in mano quando don Carmine gli fece cenno di aspettare… Tirò via la macchina che era servita per dare piacere ad Elisabetta, e la sostituì con un’altra a nastro, a ciclo continuo, la cosiddetta “lingua di gatto”.
Poi, avvicinò la prima lingua all’estremità inferiore della fessurina di Alice, che al contatto con quell’oggetto freddo e di plastica esalò un sospiro di ansia.
Allora il boss le sfiorò le guance e le disse:
– “Stai tranquilla, non pensare a niente, e concentrati solo a godere…”.

Luca diede un impulso, e la macchina si avviò al minimo dei giri… Così impostata, ogni appendice iniziò a tormentare, senza soluzione di continuità, prima l’ano, poi le labbra e infine il “bottoncino meraviglioso” della fica della ragazza…
Alice stava già impazzendo, e si contorceva come un’anguilla… Ogni volta che una lingua usciva dalla sua intimità era zuppa di umori che colavano copiosi sulle sue cosce.
Don Carmine, al vedere quella meraviglia, non si tenne più dall’emozione, e rivolgendosi alla ragazzina la esortò:
– “Coraggio… Lo vedi che sei la migliore? Mi aspetto molto da te, ma voglio che tu sia naturale…”.
Là sotto, Alice era un lago che ribolliva di piacere, i suoi piedini si muovevano impazziti e fuori dal suo controllo…
Ogni tanto, dei leggeri spasmi delle cosce provocarono un incontrollabile stato di grazia da parte di don Carmine, il quale non smetteva mai di incalzarla:
– “Dai, bravissima… Come vorrei essere io con la mia lingua a produrre quelle sensazioni… Continua a scaldarti come una troietta in calore!”.
A un certo punto, il boss ritenne che il suo stato di “godimento spirituale” non era sufficiente, e allora si fece consegnare dal suo assistente un elettrocardiografo portatile… Applicò alla femmina gli elettrodi, ed accese l’apparecchio…
Intanto, Luca aveva aumentato il ritmo, e Alice aveva praticamente sempre dentro una lingua che la stimolava.
Ora, don Carmine divideva le sue attenzioni tra la passerina – che si andava sempre più impiastricciando di umori – e il monitor del battito cardiaco… I numeri crescevano all’impazzata, di pari passo con l’eccitazione di Alice…
Ormai la sua patatina era dilatata, i muscoli vaginali si stavano contraendo freneticamente… e si erano raggiunti i 250 battiti al minuto.
La respirazione della ragazza si stava facendo sempre più corta e ansimante, il ventre si alzava e si abbassava ritmicamente, come se dentro avesse una “bestia” che premeva per uscire.
Don Carmine non aveva mai smesso di guardarla in viso, per aiutarla a squirtare, e le sussurrò:
– “Ci siamo quasi… Raccogli tutta la tua sborra e offrimela…”.
Luca mise al massimo dei giri la fucking machine, e Alice sentì il suo clitoride “battere” forte, indurirsi sempre di più, e un calore nuovo diffondersi, centimetro dopo centimetro, nel suo corpo… Aprì la bocca, inarcò la schiena, e infine – con gli occhi rivoltati all’indietro dal piacere – si lasciò andare…
I suoi capezzoli si inturgidirono, e squirtò come una pazza.
Sentì il frutto del suo godimento uscire inizialmente come fosse pipì, poi sempre più forte… Era fantastico, e urlò:
– “Vengoooo… Vengooooooooo…”.
Schizzò un orgasmo potentissimo, che parve voler andare oltre la porta dello studio… Si irradiò sul soffitto come le precipitazioni durante un temporale; tutte le pareti ne erano intrise, e persino il corpo nudo di Betty – che aveva assistito seduta accanto al boss – ne era stato “lavato”…
Quanto agli altri due uomini, Luca era esterrefatto da tanta potenza che la ragazza on aveva mai dimostrato prima durante i “suoi” spettacoli, mentre don Carmine – che si era volutamente piazzato davanti alle cosce di Alice – era stato investito da quel magnifico uragano.
Rimasero tutti sospesi in una sorta di “day after”, finché il boss non le sorrise, massaggiandole il ventre e facendole notare la pozza delle sue secrezioni che si era raccolta sulla scrivania e per terra.
Quell’odore era inebriante, quasi afrodisiaco, sapeva di femmina che aveva goduto….
Lei abbassò gli occhi vergognosa, e lui le disse:
– “Lo sapevo che tu non mi avresti deluso… Abbiamo fatto le prove generali, ma quando sarai con i miei amici mi farai fare un figurone…”.

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Si ricomposero, e don Carmine alla fine sentenziò:
– “Ragazze, la prova è superata… Siete due squirtatrici incredibili…”.

Albeggiava… Gli diede appuntamento per la sera stessa e poi tutti se ne andarono a ritemprare le forze perdute…

6. Ingresso “in società”.

Le poche ore di riposo trascorsero per le due ragazze in un mare di incubi… Erano partite in quella ventura, con lo zio Luca, quasi in un sottoscala, sotto la cappa del ricatto; poi erano cresciute, si erano smaliziate, avevano imparato a “vendersi”, e avevano fatto in fretta a farsi conoscere… Si erano fatte un nome, e con lo zio erano diventate famose… Quello zio che le aveva lasciate decidere del loro ingaggio…

Ed ora, eccole li pronte a spiccare il volo come due gabbianelle, leggiadre ed eleganti, lasciando Luca a sbrigarsela da solo…
Sapevano che aveva fatto cospicui investimenti e si era indebitato per quel locale, fidando negli introiti che giungevano grazie alla loro presenza.
Erano delle ingrate? Ma no, era stato lo stesso Luca che non aveva potuto opporsi al “capriccio” del suo autorevole protettore, ma quei momenti loro li trascorsero con il cuore in pezzi…

Erano le prime ore del pomeriggio quando don Carmine le fece andare a prendere dal suo autista personale con una lussuosa Lamborghini, che le condusse nella famigerata villa di Genova Nervi dove poche ore dopo si sarebbe tenuta la festa.

Nascosta e protetta da una imponente recinzione sulle colline liguri, era una villa del Settecento, con tanto di stemma nobiliare, e si svolgeva su 2 piani con giardino e piscina.
Appena si entrava, c’era una grande stanza con al centro un biliardo, oltrepassata la quale si aprivano una serie di porte che davano su salottini con una quantità incredibile di divani.
Al secondo piano, invece, c’era lo studio del boss e varie camere da letto per gli ospiti.

Betty e Alice si guardarono intorno e le sembrò di essere finite in una fiaba, tutto quello sfarzo non aveva niente a che vedere con la modestia degli alloggi che avevano occupato fino ad allora. Proprio il caso di dire: Alice nel paese delle meraviglie!

E mentre ancora erano intente a “nutrirsi” di tanto lusso, ecco che – alle loro spalle – arrivò don Carmine in persona:
– “Benvenute a casa, ragazze mie… Spero che abbiate fatto buon viaggio!”.
Si voltarono di soprassalto, e subito riconobbero il loro influente “benefattore”…
– “Bene, bene, bene… “, disse il potente malavitoso, “adesso non perdiamo altro tempo e andate subito a cambiarvi…”.
Le condusse su per le scale, aprì una porta e le affidò a due donne il cui ruolo fu immediatamente chiaro: sarebbero state le parrucchiere-estetiste a loro completa disposizione.
Fatte le presentazioni, le lasciò e andò a prepararsi per accogliere degnamente i suoi ospiti che già stavano arrivando e rumoreggiavano.
Intanto, le donne, dopo averle squadrate dalla testa ai piedi, poco avvezze a smancerie, si dissero l’un l’altra:
– “Beh, almeno queste hanno un fisico presentabile… Ti ricordi quelle dell’altra volta? Sembravano degli stecchini…”.
Poi, rivolte alle ragazze, le dissero:
– “Su, sbrighiamoci, che quei maiali non vedono l’ora di banchettare con voi”…
Le fecero denudare completamente, e dopo un bagno in vasca idromassaggio le fecero una bella ceretta “full-body”.
Infine, le accompagnarono presso un bancone su cui erano sistemati due abiti da sera…
Alice ed Elisabetta constatarono, sottovoce:
– “Guarda, non c’è biancheria intima…”.
Ma le donne, disincantate, che avevano lo stesso udito tutto, le risposero, sprezzanti:
– “Perche, pensate che a quegli avvoltoi interessi un bel paio di mutandine o un reggiseno di pizzo? Quelli badano al sodo, e con voi due di sodo ce ne sta parecchio!”, e presero a sghignazzare…
Le aiutarono, dunque, ad indossare gli abiti… Per Alice don Carmine aveva scelto personalmente un tubino nero, cortissimo e senza bretelline, molto attillato e con grandi inserti di rete a maglie strette. Francamente, era un pò più piccolo della sua taglia, ma ciò metteva in maggior risalto le sue abbondanti tettone.
In ultimo, ai piedi avrebbe indossato un paio di scarpe nere, “tacco 12″…

Una volta indossato, quell’abito le cinse tutto il corpo senza lasciare nulla all’immaginazione, tanto che le coprì a malapena il culo, e bastò che lei facesse qualche passo di prova perché le salisse a metà delle natiche.
Vestita in quel modo “da troia”, era certo che avrebbe fatto sicuramente colpo sui “commensali”…

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Per Elisabetta, invece, c’era un paio di calzoncini in tessuto jeans bianchi, chiusi sul davanti da quattro bottoni, e “lunghi” in modo da lasciare intravedere la parte inferiore delle sue generose chiappe. Sopra, una semplice magliettina bianca con una scollatura estrema, e tanto trasparente da palesare le sue mammelle e soprattutto quei capezzoli duri e già dritti dall’eccitazione che spingevano da sotto il tessuto.
Infine, un paio di stivaloni neri, lucidi, e alti fino a metà coscia ne perfezionavano l’abbigliamento…

Entrambe, poi, erano state truccate pesantemente, il che si era portato via un pò della loro giovinezza e spontaneità.
Quando furono pronte a puntino, le due donne le lasciarono sole nella stanza per andare a chiamare il padrone di casa…
Allora, le ragazze si guardarono allo specchio, e Alice – quasi disgustata – disse all’amica:
– “Quasi quasi mi sentivo più a mio agio completamente nuda…”.
E l’altra, di rimando, con un ghigno ironico:
– “Tranquilla che presto lo saremo!”.
Appena Betty terminò di parlare, ecco che si aprì la porta e don Carmine in persona apparve sull’uscio…
Anch’egli si era cambiato d’abito, e adesso indossava una lussuosa veste da camera che gli arrivava alla coscia, chiusa in vita da una cintura di seta, e che lasciava intendere che sotto non aveva neanche lo slip.
L’uomo, si complimentò per la loro nuova mise, e le annunciò:
– “Ottimo lavoro… Ora andiamo di là, ci stanno aspettando per il pranzo, così vi presento ai miei amici…”.
Le prese per mano, e tutti e tre si avviarono… Dopo pochi passi, un cameriere gli aprì una porta, e le due furono sorprese di trovarsi al cospetto di soli uomini, i quali erano abbigliati esattamente come il boss.
Il malavitoso, si assise a un tavolo separato, con a destra Alice e a sinistra Betty, fece cenno agli altri commensali di accomodarsi, e così ebbe inizio quella cena preparatoria che sarebbe rimasta indimenticabile…

7. Il pranzo è servito.

A un chiaro segno del boss, tutti i commensali si alzarono di nuovo in piedi, e – slacciando le cinte delle loro vesti – lasciarono frusciare a terra le vestaglie, restando completamente nudi; e con la massima naturalezza si sedettero di nuovo ciascuno al proprio posto…
Nel frattempo, anche il padrone di casa si era denudato, e per la prima volta le ragazze poterono ammirarne il fisico, curato attraverso ore e ore trascorse nella sua palestra personale: era depilato ovunque, con dei pettorali formidabili su cui si drizzavano due capezzoli carnosi ma non molto pronunciati, mentre sotto presentava una dotazione pienamente nella norma, sui 18 centimetri, ma parecchio largo, tanto che da ragazzo lo chiamavano “il candelotto esplosivo”…

Siccome le due continuavano a fissarlo, don Carmine le disse, sottovoce:
– “Qui si mangia nudi”.
Elisabetta, rimase attonita… Non era mai rimasta senza vestiti davanti ad amici dei suoi amici, così numerosi, e perciò riuscì solo a balbettare:
– “Nudi?”.
E il boss:
– “Si, si mangia nudi”.
Le due giovanette si guardarono tra di loro; poi fecero per alzarsi per andare a spogliarsi nell’altra stanza dove si erano cambiate, ma il malavitoso le prese per i polsi e – con un sorriso forzato – brontolò:
– “Dove andate? Potete tranquillamente spogliarvi qui. Salite sul tavolo e fate vedere a tutti che come sempre ho scelto il meglio…”.

Perplesse e leggermente imbarazzate, cominciarono un fantastico striptease ad uso e consumo di questa “onorata societa”…
Alice, si fece più sfrontata, e mise il piede in mezzo alle gambe del boss, a saggiarne le palle e facendogli capire che voleva che lui le togliesse le scarpe. Quindi, a piedi nudi, sali sul piano e cominciò a togliersi il suo bel vestitino nero…
Lo fece scendere prendendolo da sotto le ascelle, e non ci volle molto perché le morbide ma sode coppe dei suoi seni sgusciassero fuori, leggermente adagiate verso il basso e protese verso quegli “spettatori” così affamati di candida gioventù.
Era così in tensione emotiva che aveva già i capezzoli paffuti ritti e doloranti dalla voglia di essere toccati da mani d’uomo…
Il tubino era ormai arrotolato sui fianchi, e lei – spingendo con i pollici verso i piedi – scoprì l’ombelico e un incredibile pancino sexy da far venire voglia di toccarlo, baciarlo e leccarlo.
Alice ormai aveva perso ogni freno inibitorio, e – conquista da quello spogliarello molto piccante – diede le spalle ai maschi infoiati e calò la veste fino ai piedi, spingendo in fuori il suo fantastico culetto aperto.
Don Carmine, beato da tanta troiaggine, le fece cenno di volgersi verso i suoi ospiti, e la ragazzina lo fece di buon grado, esponendo loro, finalmente, quella passerina che era la gioia e l’orgoglio del boss…
Adesso era del tutto nuda, e ancheggiando in una maniera tremendamente sensuale, diede la mano al suo “protettore” che la aiutò a scendere dal tavolo e la fece sedere sulle sue ginocchia, con l’asta del pene di lui che finì per affondare nella spacca delle chiappe di lei…
Gli altri uomini in sala lodarono quell’esibizione, e ringraziarono colui e colei che gliela stavano offrendo.

Toccava ora a Betty, che con aria di benevola sfida all’amica – sapeva di dover dare il massimo per eguagliare almeno la sua performance – montò sul tavolo e da seduttrice esperta iniziò a sgambettare e a togliersi gli stivaloni.
Rimasta a piedi nudi, si avvicinò al boss e glieli porse sulla bocca per farseli leccare, cosa che don Carmine fece prontamente: era, infatti, un feticista dei piedi, e instancabilmente prese a succhiarle tutte le dita…
Ma la fanciulla sapeva come tenerlo sulle corde, e glieli sottrasse con finta crudeltà… Senza fretta, si voltò e guardando in faccia ad uno ad uno quei porci si toccò le sue tette da sopra il top, facendo vedere a tutti lo stato di piacere che l’aveva attanagliata… Poi, infilò un pollice in quei striminziti pantaloncini, e con pollice e indice dell’altra mano iniziò a far uscire i bottoni dalle asole.
Alla fine di quel laborioso lavorio, la candida pelle del suo pube faceva capolino da sotto il tessuto, e la ragazza – strizzando l’occhio ai presenti – in un conturbante gioco di “su-e-giu”, finì per scoprire tutto il suo basso ventre.
Come al suo solito, era già calda, e aveva la fessurina che luccicava di abbondanti umori…
Si strofinò dolcemente la patatina, e risalendo su oltre il tortellino dell’ombelico prese l’estremità inferiore della camicetta sollevandola verso il capo, e rivelò finalmente agli intervenuti quella altrettanto bella terza misura di tette.
Alla fine, anche lei esibì tutto il suo splendore, e ricevette anche lei la sua bella dose di applausi…

Alice andò sollecitamente ad aiutarla per scendere dal tavolo, ma il boss le bloccò entrambe, e rivolto al suo uditorio disse:
– “Signori, ecco a voi il dessert che ho inteso offrirvi… In questa casa si comincia sempre dalla fine!”.
E tutti scoppiarono in una fragorosa risata…

Alice e Betty, come ogni presente, sapevano bene il significato di quelle parole, anche perché don Carmine le aveva chiarito i termini precisi del loro ingaggio: sollazzare al meglio tutti quei membri che erano già in assoluta alzabandiera…

8. Ius primae noctis.

Finanziamenti – Agevolazioni

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Il boss aveva voluto fare un “regalino” ai suoi amici, ma questi – con malcelata piaggeria che contraddistingue spesso i subalterni nei confronti del loro capo – per bocca del più influente di loro, gli dissero:
– “Don Carmine, sapete che nel medioevo esisteva un diritto del feudatario di poter giacere, la prima notte di nozze, con la sposa di un suo servo. Ebbene, noi accettiamo questo vostro dono così generoso, ma vorremmo che prima siate voi a possedere queste splendide pollastrelle, e a segnarle con il marchio della vostra autorità…”.
Tutti annuirono, e allora il loro “portavoce” continuò:
– “Qui, su questo tavolo, fateci partecipi della loro obbedienza”.

Cenarono fino a ingozzarsi come maiali, poi quando finirono di mangiare don Carmine si alzò dalla sedia, strinse Alice per i fianchi afferrandola per le sue grassottelle “maniglie dell’amore”, e – facendo pressione con la mano aperta sulla schiena di lei – la spinse con il busto sul tavolo, mettendola a 90 gradi e tenendole premuta per non permetterle di rialzarsi.

Quel gesto fu sottolineato da una gran cagnara da parte di quei criminali, e la ragazza capì che in quel momento il suo compito era quello di lasciarsi scopare dal boss.
Come erano lontane le serate al pub dello zio Luca, dove era lei a “giocare” con il pubblico e dove c’era un limite alle volgarità… Lì, invece, lei e Betty erano le vittime sacrificali… E infatti, mentre si trovava in quella scomoda posizione, udì una voce che diceva:
– “Dai don Carmine, mettiglielo nel culo!”.
Il pene del boss era dritto e duro, con la cappella rosa di dimensioni non trascurabili, a pochi centimetri da quelle tenere carni…
Sentendosi spronato in tal maniera, l’uomo indirizzò la punta del cazzo contro le labbra calde della passera di Alice… Le pennellò con la punta salendo e scendendo, e aprendole delicatamente…
La piccola non poteva muoversi, e il suo culo nudo era proprietà assoluta di don Carmine, il quale senza troppe complicazioni la penetrò improvvisamente.
Il suo membro le entrò dentro fino ai grossi testicoli, e – mentre le palpeggiava le cosce robuste – il malavitoso iniziò a scoparle la fica con tanta forza da farle male, e infatti lei iniziò a piangere come una disperata.
Il movimento dei suoi lombi – dinanzi a quella massa di uomini che lo aizzavano e lo appoggiavano – era così forsennato che i suoi fianchi sbattevano contro le grosse chiappe di Alice, e di lì rimbalzavano a causa di quei colpi così estremi…
– “Guarda che puttanella”, disse uno dei presenti all’amico che gli stava vicino.
E quello, gli rispose:
– “Aspetta che ce la scopiamo noi, a turno… Vedrai come gli faccio arrivare il cazzo fino in bocca…”.
E siccome Alice lo implorò di non farle troppo male, il boss si sfilò dalla passerina e con un colpo secco la penetrò nel culo fino in fondo…
La giovane – che in quel momento non se lo aspettava – sbarrò gli occhi e la bocca, e lasciò uscire d’istinto un urlo di dolore. Poi, quando riprese fiato, lo supplicò:
– “Aaaahhhhh… Oddio, no… Toglilo… Ti prego… Mi stai uccidendo così…”.
Ma lui, che aveva appena iniziato a pomparla, non le diede retta… Si sfogò a suo piacimento deformandole il retto, e quando sentì che il piacere stava per arrivare, glielo rimise nella fica.
Alice capì le sue intenzioni, e la tragedia che stava per compiersi, e terrorizzata urlò di nuovo:
– “No, non mi sborrare dentro! Non prendo la pillola!”.
Noncurante dei rischi che avrebbe fatto correre alla ragazza, il boss continuò a scoparla…
Le grosse tette sporgevano fuori dal tavolo, e ballonzolavano all’impazzata, sbattendo e respingendosi l’una contro l’altra… Saltavano su, fino quasi a percuoterle il volto, come due magnifici e morbidi jo-jo impazziti…
In quel frangente, lei passò dalla paura all’estremo godimento, mentre le palle del maschio sbattevano contro le sue labbra umide.
A un certo punto, ululò:
-” Oooooh…! Oh… mio dio…!”.
Alice era tutta sudata, e l’uccellone del boss si era irrigidito nelle sue viscere… Le schizzò dentro il suo sperma, con getti violentissimi, che come frecce infuocate andarono a percuoterle il collo dell’utero…
Lei, allora, chiuse gli occhi e restò lì, sul tavolo, a godersi lo sperma di don Carmine che stava straripando fuori, e la sua cappella che ancora le lambiva le labbra della patatina.
Infine, lui la prese delicatamente per un braccio e l’aiuto ad alzarsi. Le disse:
– “Sei una vera porcella… Sapessi da quanto aspettavo questo momento!”.
E la baciò con la lingua…

Adesso era il turno di Elisabetta, e il boss la pigliò decisamente per una spalla, ficcandogli subito in bocca uno dei suoi testicoli che stavano tornando a gonfiarsi.
E mentre lei succhiava, lui le disse:
– “Da brava, pulisci tutti gli avanzi della tua compagna, e vedrai che anche tu avrai la tua parte migliore…”.
Betty non si fece certo pregare, ninfomane qual’era, e gli fece un lavoretto con i fiocchi, tanto che quel cazzo monumentale fu di nuovo operativo in breve tempo…
Poi, all’improvviso, don Carmine gli chiuse le narici, in modo che per respirare lei dovette aprire il più possibile la bocca, e lui le infilò tutta l’asta e la cappella giù fino alla gola…
La ragazza si mostrò davvero disciplinata, obbediente e disponibile ad ogni suo desiderio, tanto che non gli fu difficile prenderla e metterla a pecorina, con i gomiti poggiati sul legno grezzo.
Pian piano, il boss iniziò a leccarle il suo bel culo, fantastico, formoso e tonico.
Anche lei, come Alice, non ebbe il tempo di rendersi conto del cambiamento d’umore del suo padrone, il quale puntò il suo sfintere con la grossa cappella e in un colpo solo lo infilzò.
Betty, nonostante non fosse vergine di culo, provò un fortissimo dolore, e sbattendo le mani sul tavolo gridò sinceramente al mondo intero:
– “Aaahhh, che meraviglioso dolore…”.
Ciò, ben presto la fece bagnare tantissimo tra le labbra vaginali… Respirò profondamente, poi si voltò e gli disse:
– “Grazie di possedermi così, è un onore per me, fammi male e io ne sarò sempre felice!”.
Don Carmine le piazzò un altro colpo – più potente del primo –, e come un trapano a percussione le percorse l’intero intestino fino a dove gli fu possibile…
Betty grugnì un verso incomprensibile, e strinse gli occhi dal dolore inaspettato, provocato da quel grosso cilindro di carne e nervi che l’aveva impalata.
Contrariamente ad Alice, non pianse, ma anzi il suo volto si fece più rilassato, e il suo ano decisamente più accessibile.
Dopo circa 10 minuti di penetrazioni, don Carmine raggiunse il suo piacere in quel culo così ben disposto, e la ragazza ebbe un orgasmo incontrollato.
Ebbe anche un moto di stizza, e il boss capì la sua delusione, tanto che – con il membro ancora inserito – le sussurrò all’orecchio:
– “Stai calma troietta mi prenderò anche la tua micetta così bagnata, ma non avere fretta… Intanto, vedi di farlo tornare in forma…”, e le indicò il cazzo moscio…
Si posizionarono faccia a faccia, e Betty gli prese il cazzo in mano e iniziò a scappellarlo… Era una cappella eccezionale, bella consistente, che data la sua dimensione faticava un po’ a uscire dal prepuzio ma che però aveva la sua normale funzionalità.
Lo massaggiò lentamente: con quella sua mano delicata, sapeva dare la giusta pressione alla presa, capiva le reazioni e sapeva quando doveva sospendere.
Don Carmine aveva chiuso gli occhi, e a un tratto sentì qualcosa di umido sulla cappella e il soffice rumore di un bacio: era Betty che vi aveva posato sopra le sue labbra chiuse a cuore…
Poi, le sue labbra si aprirono, e la sua lingua uscì. Lo leccò tutto, e se lo imboccò. Andava su e giù con la testa, e ogni tanto – per aumentare la sua eccitazione – gli faceva sentire i denti sul filetto…
Si mise d’impegno, e presto quel pisello tornò pronto per un nuovo “accoppiamento”.

Betty era di nuovo nelle sue mani… La prese per le cosce e la fece rimontare su quel tavolo grezzo e scomodo che le martoriava la schiena…
Cominciò a strofinare Il suo pene sul ventre di lei, lasciandole una scia scivolosa di voglia inespressa.
La ragazza, di riflesso, allargò spudoratamente le gambe, e si sottomise docile a quella furia, che la penetrò in profondità, in un attimo, senza fermarsi, stringendola per i fianchi.
Quando raggiunse il fondo, Elisabetta emise un lungo gemito di piacere:
– “Ooohhh… Siiii… Spingiiiii… Non ti fermare… È bellissimoooo…”.
E lui prese a pomparla violentemente, con colpi d’ariete inenarrabili, urtando con il suo forte bacino contro quello delicato della giovane.
E più spingeva, e più la sua terza misura di tette ondeggiava, senza però cedere a nessun movimento scomposto.
Non ci volle molto questa volta, don Carmine eruttò come un vulcano dentro di lei – con uno schizzo quasi mostruoso, ma allo stesso tempo paradisiaco – tutta la sua sborra, arpionando Betty con tale forza in modo che non potesse divincolarsi e rovinare il suo divertimento…
– “Sei stata brava”, le disse infine, mentre tirava fuori il cazzo stremato dalla sua fica, che fradicia ribolliva.
Nonostante fosse anch’essa molto stanca, Betty ebbe la lucidità per riflettere:
– “Meno male che non sono una sprovveduta come quell’incosciente di Alice… Io uso la pillola, mica voglio ritrovarmi un marmocchio tra i piedi a vent’anni…”.

Mentre era ancora assorta nei suoi pensieri, si sentì toccare da mani robuste, e subito rientrò in sé…
Era ancora il boss, che le diede uno schiaffo carico di affetto sulle natiche e le disse:
– “Per adesso basta, la festa è finita, bellezza!”.
E per finire davvero, rivolti ai commensali:
– “Ragazzi miei, manterrò la promessa… Avrete il vostro premio, ma stasera sono troppo provato… Buona notte a tutti…”.

9. La festa continua.

Ma quel festino, in realtà, non era affatto finito…
Mentre quasi tutti quei loschi figuri, con l’amaro in bocca, si erano rivestiti e stavano ritornando alle loro case, don Carmine trattenne con sé i suoi più fidati “compagni di merende” – Andrea, Roberto, Anwar e Kwaku – e gli disse:
– “Betty e Alice sono una ghiottoneria troppo delicata per darle in pasto a tutti quei maiali… Voi, invece, siete degli intenditori, e saprete come comportarvi”.
Li condusse in due camere da letto separate, che erano state preparate accando alla sala da pranzo, assegnando ciascuna ragazza a una coppia: Alice a Roberto e Kwaku, mentre Betty fu appannaggio di Andrea e Anwar.
Li salutò e gli disse, ridacchiando:
– “Divertitevi, ma mi raccomando: non sciupatemele troppo…”.

Alice, la preferita del capo, era una autentica “femmina da letto”, e si rivelò fin da subito scatenata.
Avrebbe dovuto fronteggiare due maschi molto diversi tra loro, ma che si sarebbero palesati come una coppia ben assortita… Con l’aggiunta che Kwaku era un appassionato di ragazze bianche!

I due uomini, già completamente nudi fin dall’esibizione di don Carmine, era no dei maschi molto particolari…

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Roberto, basso di statura – circa 1 metro e sessanta centimetri – e di corporatura esile, un viso regolare, serioso, con capelli corti a spazzola e occhi celesti, aveva poi labbra e naso sottili, spalle dritte, braccia muscolose e gambe sottili. Ostentava, inoltre, un grosso addome, molto evidente, e un cazzo lungo 18 centimetri con una cappella a punta.
Kwaku, invece, era alto 1 metro e 90 centimetri ed era di corporatura robusta, viso affilato, capelli corti ricci e crespi ed aveva un aspetto sempre imbronciato.
Per di più, aveva grandi occhi scuri, naso a patata, ed orecchie sottili ornate con due orecchini d’oro. Labbra carnose e spalle larghe, braccia forti e mani tozze, petto e ventre ampi, ne completavano la figura, insieme ad un poderoso cazzo di 23 centimetri e glande rosa chiaro…

Nonostante la spavalderia della ragazza, i due erano certi di poterla “domare”, ma mentre si stavano preparando all’azione, Alice si fiondò istantaneamente sul grosso cazzo di Kwaku, glielo prese in bocca senza usare le mani, e da gran pompinara lo portò in un baleno ad essere uno scintillante traliccio palpitante.
Poi, fece la stessa cosa anche con quello di Roberto, e ben presto si trovò a pompare – di bocca e di mani – alternativamente i due piselli, gemendo come una troia in calore.
Quando a suo giudizio furono “caldi” al punto giusto, la ragazzina intimò perentoriamente ai due uomini:
– “Adesso mi scopate… VOGLIO i vostri cazzi dentro!”.
E calcò la voce sulla parola “Voglio”…
Kwaku allora la mise a pecorina, dopo di che le assestò un paio di schiaffi ben fatti su quelle chiappone sode, mentre Roberto le disse, ridendo:
– “Se lo vuoi nella tua fichetta, prima lo devi pigliare nel culo… Voglio completare l’opera del mio capo, e allargartelo proprio per bene…”.
Alice, era ancora sotto l’effetto dell’alcool ingerito nel corso di quella serata, e così acconsentì di buon grado a quella richiesta così diretta… Infatti, replicò a tono:
-“Siiii… Voglio essere la vostra troia… Vediamo se siete bravi come il vostro capo, e capaci di rompermi il culo come si deve… Non ci credo, ma voglio proprio vedere come usate questi cazzoni…”.

A quel punto, il nero le sputò un getto di saliva sul suo rosone increspato del buco del culo – per “oliarlo” e predisporlo a ricevere quel cannone –, ci posò la cappella e cominciò a spingere, mentre Roberto le metteva il suo in bocca…
Il cazzo di Kwaku, oltre ad essere molto lungo, era anche massiccio, e non fu facilissimo spingerlo tutto dentro al buco.
Fortunatamente, però, Alice – durante tutta la “carriera” al pub di Luca – ne aveva già presi parecchi dietro, e così dopo una prima tenue resistenza quella spettacolare proboscide le scivolò dentro per quasi tre quarti della sua lunghezza.
La fanciulla, ululò di piacere:
– “Aaaah”… Siii… Mi spacchi… Dai, cazzo, che bello…”.
E Kwaku:
– “Stai zitta, troietta, che adesso ti rompiamo il culo… Vedrai che dopo gli altri cazzi ti ci sciacqueranno dentro!”.
Cominciò quindi a montarla selvaggiamente, con bordate profonde, levandosi quasi completamente per poi piantarglielo più in fondo che poteva…
nfine, si tolse totalmente da lei, e fece notare beffardamente all’amico:
– “Guarda. .. guarda che culo che le ho fatto…”.
Infatti, il secondo canale di Alice, libero da quel palo, era rimasto oscenamente dilatato, e adesso ci sarebbero stati comodamente anche due o tre di cazzi normali…

Allora Roberto si sdraiò sul letto e comandò alla piccola di impalarsi con la fica sul suo membro; la abbracciò, comprimendole le tettone sul suo petto, e quindi invitò Kwaku, che stava riprendendo fiato:
– “Dai, mettiglielo dentro, e spacchiamola tutta, come vuole!”.
Kwaku si mise dietro la giovane e, dopo averle inumidito ancora una volta il culo, fece aderire la cappella al suo secondo canale e si accinse a premere.
Alice, per la quale sarebbe stata la prima volta con due cazzi dentro, cercò di divincolarsi e gridò con quanto fiato aveva in gola:
– “Aaaah…. mi rompete… noooo…”.

Ma quei due maschi erano veramente esperti, e dopo un po’ la ragazza prese a provare un insolito piacere, e poi incitò addirittura Kwaku:
– “Siii, dai, che entraaaa!”.
Uniti carnalmente tutti e tre, i due cominciarono a scoparla e andarono avanti per più di venti minuti, saturandola di sborra nei suoi buchi principali.
L’uomo nero le diede ancora due botte fortissime, poi si contrasse e le versò nell’intestino una gran quantità di sborra caldissima, seguito a ruota da Roberto che le fece una bella iniezione di sperma nella vagina.
Per finire, Kwaku le sussurrò all’orecchio:
– “Prendila, troietta bianca… Prendila tutta, che ti riempiamo, puttanella…”.
Eccitata da quelle parole, anche lei venne, ed erano già trascorse due ore da quando il boss gliela aveva “consegnata”…

Intanto, Betty, nell’altra stanza, si era data da fare con Andrea e Anwar, i quali – visto che il suo ano era già abbondantemente devastato sin dalla sua prima esperienza con il collega di università, quando gli aveva permesso di allargarglielo a dovere – preferirono godere e far godere quella femmina così calda in un modo più stuzzicante…

I due maschi, infatti, optarono per farle provare una sensazione che forse non provava più da molto tempo, da quando cioè la sua patatina era “alle prime armi”, stretta, e che ogni movimento dentro di lei era una autentica scarica di libidine…
Decisero, allora, per un’azione “combinata”, che si poteva realizzare solo quando si fa sesso con almeno due uomini.
Andrea, duro, le annunciò:
– “Siccome, alla tua giovane età, non hai più nulla da rompere, ci divertiremo un pò facendoti tornare a sentirti quasi verginella”.
E Anwar scoppiò in una risata irrefrenabile…
Elisabetta non capì le intenzioni dei due, ma tale dichiarazione le fece esplodere dentro una tale dose di voglia di sesso che cominciò a bagnarsi parecchio tra le cosce, e i suoi umori non passarono inosservati:
– “Guarda Andrea”, fece il nero, “la maialina sa come ci si prepara”…
E passandole una mano i mezzo alla fessura la estrasse completamente ricoperta di un fluido scivoloso e trasparente…

Nudi, i due mostravano dei gran bei fisici e dei cazzi già “consistenti”… ma non a sufficienza.
E siccome anche Betty – come Alice – non era una femmina passiva, passò subito al contrattacco, prendendo un cazzo per mano e dando il via a un pompino da fantascienza, succhiando un pò l’uno ed un pò l’altro.
Andrea e Anwar cominciarono a gemere e sospirare, ma essendo maschi con la “M” maiuscola, erano anche molto resistenti…
Quei cazzi erano diventati durissimi nelle sapienti mani della ragazza, e i due si guardarono; Andrea si mise supino, e serio in volto pretese che la ragazza gli montasse sopra. Poi le disse:
– “Mettitelo in fica! E fai spazio al mio amico Anwar…”.
Come Elisabetta se lo infilò dentro, Andrea sentì che la troietta aveva già goduto, era venuta almeno un paio di volte, e continuava a bagnarsi come una fontana… E ormai i suoi orgasmi non si contavano più…
Betty stava godendo perché era facile a venire, ma anche perché quella frase “fai spazio al mio amico Anwar” le stava tormentando il cervello…
I due intuirono che la giovane era immersa in quei pensieri, e così il nero sentenziò:
– “Voglio proprio vedere se riusciamo a entrarti tutti e due nella fica! Voglio allargartela, come se fosse la prima volta!”.
Si avvicinò al ventre di Betty e iniziò a pressare, tentando di introdurre la cappella tra la mucosa delle labbra ed il cazzo di Andrea che era già piantato dentro di lei.
Dovette forzare un pò… Sulle prime la ragazza gli mise una mano sul pube, come per allontanarlo, e – guardandolo in viso con una leggera smorfia di dolore – gli intimò:
– “Mi fai male…”.
Poi, vista la delusione di quell’uomo, riprese:
– “Ti voglio, ma vedi di lubrificare meglio…”.
Allora Anwar lo estrasse del tutto, e mentre con una mano cercò di mantenere l’erezione, con la lingua prese a leccarle la passerina per una decina di minuti.
Intanto Betty stava stantuffando il cazzo di Andrea, per distribuire il meglio possibile il lubrificante naturale all’interno della sua vagina.
Quando si sentì abbastanza pronta, e sentì la cappella di Anwar sufficientemente viscida, tornò a dire:
– “Dai, riproviamo…”.
E finalmente, dopo qualche altro tentativo, l’uomo riuscì ad entrare…
Erano tutti e due dentro, ed Elisabetta sentì la sua fica che si allargava sempre di più… Non provò alcun dolore, ma cominciò a godere alla grande.
Con un “gioco” alternato, Andrea e Anwar entrarono, piano piano e facendo molta attenzione, sempre più a fondo.
L’avevano penetrata, ed ora cominciarono a stantuffare, con quei due pali che puntavano minacciosi verso l’utero…
Si alternavano: uno la scopava e l’altro stava fermo dentro, e viceversa… Un colpo per ciascuno… Uno “mette” e uno “leva”…

A un certo punto, i due maschi le dissero:
– “Ragazzina, stai pronta… Noi stiamo per venire… Che facciamo?”.
E lei:
– “Non provate nemmeno per scherzo a uscire! E quando mi ricapita una doppia sborrata dentro?? Non ci voglio rinunciare per nessuna ragione al mondo!”.
Pensando a ciò che stava per accaderle, Betty ebbe il suo ennesimo orgasmo, e con i conseguenti spasmi la sua passera le sembrò ancora più strettissima con quei due cazzoni dentro…
Passarono pochi secondi e quei piselli imbizzarriti esplosero il loro massimo piacere, e tutti e tre sperimentarono una emozione meravigliosa, mai provata prima…

Esausti, si sdraiarono sul letto, con quella doppia razione di sperma che colava fuori, e i cazzi che si stavano ammosciando lentamente sul ventre di lei…

10. Epilogo.

Era ormai mattina quando don Carmine si affacciò sulla porta delle due stanze:
– “Beh, siete rimasti soddisfatti del mio regalino?”, disse il malavitoso rivolto ai suoi uomini.
E poi, alle ragazze:
– “E voi? Vi siete divertite a sufficienza? Vi ho messo a disposizione i migliori stalloni della scuderia…”.

I maschi, dopo essersi fatti una bella doccia davanti alle ragazze, si rivestirono e tornarono alle loro mansioni di sempre, mentre il boss convocò – in tarda mattinata – Betty e Alice nel suo ufficio.
Le volle completamente nude, come d’altronde erano sempre state dinanzi a lui fin dal primo momento… Le guardò ancora, fissando dettaglio per dettaglio, come ad imprimersi bene tutto nella sua memoria, e poi disse, rivolto ad Elisabetta:
– “Quando ti ho vista da Luca, sono rimasto davvero incantato dal tuo corpo, acerbo ma già ricco di esperienze… Ti ho provata ieri sera e mi hai confermato tutte le tue qualità… Ma quando don Carmine fa una promessa, la mantiene sempre! Quella sera dissi a tuo zio che mi sarei ricordato della sua generosità… E così sarà… Puoi tornare da lui, nessuno ti disturberà più… Sai, io preferisco le pollastrelle inesperte, che si lasciano plasmare, come Alice… Non che non mi piaci, ma preferisco le sue tette straripanti… Ah, dì a Luca di stare tranquillo… La mia protezione non si discute…”.
Poi, disse ad Alice:
-” Tu, invece, resterai qui con me, sarai la padrona di questa grande casa che necessita di un tocco femminile… Ma soprattutto, sarai la mia donna, il tuo corpo risponde perfettamente al canone femminile che preferisco… Non ti lascerò più scopare dai miei amici… Sarai a mia completa e totale disposizione… La prima del mio harem personale…”.

Alice taceva e restò immobile dalla paura, trattenne il respiro, provò a immaginare il suo futuro senza l’amica con cui aveva goduto per tutto quel tempo… Era incredibile per essere vero!
Provò a replicare a quel malavitoso che però l’aveva sempre rispettata:
– “Voglio tornare al pub con Betty…”, disse…
Ma il boss, con sguardo gelido, rispose:
– “Tu farai quello che ti dico io… Luca mi doveva dei soldi, e tu sei il mio risarcimento!”.

Così, la giovane divenne di fatto la “First Lady” della malavita, e dopo qualche giorno il suo “protettore” – memore di come l’aveva posseduta – le fece fare il test di gravidanza, che risultò positivo: Alice era incinta di lui!
Ma questa è un’altra storia…

FINE.

Source

“https://www.phica.net/forums/threads/betty-alice-e-il-boss.16599040/latest”

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